Mi sono candidato alla presidenza perché sono convinto che abbiamo bisogno in America di un cambiamento radicale. Non solo l'alternanza del partito che sta dentro la Casa Bianca, ma un cambiamento che il popolo americano possa vedere nei fatti di tutti i giorni, che porti la speranza invece della paura, la giustizia invece dei privilegi, che cancelli le divisioni del passato e ci restituisca unità e fiducia nel futuro. Ho scommesso sul popolo, sulla sua ansia di cambiamento, sulla capacità di far emergere dal basso l’alternativa necessaria. Ed ho cominciato a mostrare già all’America come sarà questo cambiamento: abbiamo costruito un movimento di giovani e anziani, poveri e ricchi, neri e bianchi, latini, asiatici e americani di nascita. Abbiamo dimostrato già di poter unire il Paese in nome del cambiamento. Se i cittadini sceglieranno me, avranno un candidato democratico che non prenderà un centesimo dai lobbisti di Washington e dagli affaristi. Un candidato che non dice, come dicono i repubblicani, che i lobbisti sono parte del “sistema”, ma casomai che sono parte del “problema”. E quando sarò presidente, questi signori avranno finito di fissare l’agenda della Casa Bianca!Dopo un’altra presidenza di un uomo chiamato George Bush, non basterà semplicemente riportare indietro le lancette dell’orologio, per tornare nel ventesimo secolo.
Come disse John Kennedy, "il mondo è cambiato, e le vecchie ricette non funzionano più; è tempo di soluzioni nuove e di una leadership di nuova generazione".
Sto correndo per la presidenza perché la gente che incontro in tutto il Paese non ne può più dei vecchi politici.
La scelta è tra passato e futuro.
Tra la speranza e una situazione economica in cui le famiglie sono costrette a mettere da parte desideri e aspirazioni, e i lavoratori americani hanno visto sparire le loro pensioni. Davvero, il “sogno americano” dovrebbe essere basato su qualcosa di più solido dell’attuale precarietà delle condizioni di vita e di lavoro. Nel breve termine, c’è bisogno di estendere lo stato sociale a chi ne è escluso. E sarebbe difficile fare questo scegliendo un candidato che ha votato per privilegiare le banche e il grande capitale rispetto agli americani che lavorano duramente! Ho lottato per la classe operaia durante tutta la mia vita politica.
E quando sarò presidente, gli imprenditori non potranno certo sbarazzarsi dei vostri salari e pensioni con un mano, mentre con l’altra si intascano extraprofitti e rendite!
Io promuoverò leggi severe sui fallimenti aziendali, che proteggano i lavoratori invece delle banche.
Stroncherò la truffa dei prestiti bancari a tassi d’interesse variabili, fatti apposta per strangolare il cittadino che ne ha bisogno.
Non ci servono candidati che sono impelagati negli affari finanziari tutti i santi giorni, ma chiedono un time-out perché devono correre per la presidenza!
Io metterò fine alla pratica di elargire favori fiscali alle imprese che trasferiscono i nostri posti di lavoro oltreoceano, e invece comincerò a trasferire risorse nelle tasche dei lavoratori!
Metterò fine ai tagli delle tasse per i benestanti, che non ne hanno bisogno e nemmeno l’avevano chiesto, e ridarò dignità agli operai americani e alla nostra economia.
Le tasse le taglierò per la classe lavoratrice, per chi ha solo la casa in cui abita, per gli anziani con le pensioni più basse: questa è la “sicurezza” come la intendo io!
Ed è tempo di mettere fine alla vergogna dell’impossibilità, per tante madri, di sostenere le spese per le cure mediche dei loro bambini.
Tutti gli americani hanno diritto all’assistenza medica, anche se economicamente non possono permettersela.
Ogni singolo americano ne ha diritto.
Sarà la prima cosa di cui mi occuperò da presidente degli Stati Uniti d’America.
E dirò basta alle scuole sovraffollate, ai salari da fame di molti insegnanti, all’impossibilità per gli studenti capaci di andare al college.
Dedicherò la mia presidenza alla causa dell’educazione, per assicurare uguali opportunità a tutti i bambini e ragazzi di questo Paese.
Garantendo presalari ed esenzioni dalle tasse universitarie a chi ha redditi bassi.
Ma anche convincendo le famiglie a seguire di più l’educazione dei figli, magari spegnendo la televisione e aprendo un libro insieme a loro!
Ci vuole una nuova leadership che permetta ai miei e vostri figli di crescere in un secolo in cui la nostra economia non dipenda più dal petrolio, la nostra politica estera non sia più ostaggio dei peggiori dittatori in giro per il mondo e il nostro pianeta non resti a lungo in questo momento di non ritorno.
Quando sarò presidente, non aspetterò un minuto a ridurre i consumi energetici e le emissioni inquinanti; e delle necessità dell’ecologia non andrò a parlare agli ambientalisti, ma agli industriali: riceverò pochi applausi, ma non m’interessa, perché è tempo di dire agli americani le cose come stanno veramente.
Mi batterò per le energie rinnovabili: per il solare e l’eolico.
Se siamo riusciti ad andare sulla luna, riusciremo anche in questo!
Possiamo ridurre le emissioni globali dell’80% entro il 2050, e possiamo guidare il mondo non nelle guerre ai paesi poveri, ma nella guerra all’inquinamento!
E darò una risposta a quella donna che mi ha detto che non riesce più a respirare da quando suo nipote è partito per l’Iraq, e a quel soldato che non ha ancora visto il suo bambino nato da poco, perché sta ancora combattendo laggiù.
Metterò fine alla mentalità secondo cui l’idea di sicurezza nazionale, per i democratici, è lasciar fare a Bush oppure fare come lui.
Basta coi muscoli, basta col motto “meglio essere forti avendo torto, che essere deboli avendo ragione”.
Dimostrerò che saremo forti proprio essendo giusti!
Ma come si fa a battere uno come John McCain, votando un candidato democratico che ha votato insieme a lui per la guerra in Iraq e che ha condiviso in tutto e per tutto la politica estera di Bush e Cheney?
Su questo argomento noi democratici dobbiamo mostrare il più chiaro, netto, duro contrasto con i repubblicani: e accadrà di sicuro, con me come candidato!
Io mi sono opposto a questa guerra fin dall’inizio, e non ho mai tentennato in questa opposizione. Appena sarò eletto presidente, annuncerò immediatamente il ritiro delle nostre truppe, e metterò fine a questa guerra.
E sfiderò il pregiudizio secondo cui si è deboli se si tratta con i nostri nemici: no, solo se si è forti lo si può fare.
E io lo farò.
Mi batterò inoltre per un mondo libero da armi nucleari.
E l’unica guerra che dichiarerò sarà quella alla fame e alla miseria di tanti popoli nel mondo!
Con me alla presidenza, restaureremo la nostra leadership morale ripudiando la tortura senza nessun equivoco.
Chiuderò Guantanamo; recupererò tutte le nostre leggi liberali e garantiste, portando la luce di quella giustizia ai prigionieri politici in tutto il mondo.
Le minacce del 21° secolo, contro cui l’America deve battersi, non riguardano solo il terrorismo ma le armi nucleari, le guerre, i genocidi, le malattie, l’inquinamento, la povertà.
Riprendiamoci il futuro, amici!
Stiamo dimostrando in questi giorni che questo grande cambiamento è possibile!
Ci sono politici che usano il patriottismo come un bastone e la religione come un’accetta: per colpire e dividere.
Ci sono politici che ci dicono cosa dobbiamo pensare, e pretendono di imporci la loro morale ristretta.
Che pensano che i giovani siano apatici, e gli fa molto comodo pensarlo.
Che i poveri non votino.
Che i bianchi non voretebbero per un candidato nero.
Che neri e latini non potrebbero stare insieme.
Ma noi democratici abbiamo sempre dato il nostro meglio superando queste divisioni, quando abbiamo chiamato tutti gli americani a un obiettivo comune, quando ci siamo mobilitati per scrivere il nostro futuro, e decidere come noi vogliamo che fosse!
Siamo il Paese della libertà, è vero: ma dobbiamo essere il Paese della libertà per tutti!
Siamo il Paese che ha rovesciato il fascismo e liberato l’Europa dalla tirannia!
Siamo il Paese di Jefferson, l’uomo che ha scritto quelle parole che stiamo ancora cercando di mettere in pratica: “tutti gli uomini sono nati EGUALI”.
E noi siamo chiamati a realizzare le promesse dei nostri più alti ideali.
Ecco quello che dobbiamo essere.
E che saremo.
E’ il momento di cambiare: dal basso, tutti insieme.
Ne abbiamo l’occasione storica: non lasciamocela sfuggire!
E ricordate: non c’è niente che sia impossibile, se lo vogliamo veramente.

1 commento:
AD AVERCELO UN CANDIDATO COSì ANCHE IN ITALIA!!!
LO VOTEREI SUBITO!!!
ALTRO KE LA HILLARY...
-SPERO PROPRIO CHE VINCA LUI-
;-) BYE CL@
Posta un commento