Parco Sempione... verde marrone...
se va a scatti http://it.youtube.com/watch?v=EnUHdlSJe8E
mercoledì 27 febbraio 2008
mercoledì 20 febbraio 2008
L'ITALIA E BRUXELLES
Il paese con il maggior numero di condanne davanti alla corte europea per i diritti dell'uomo
Spero mi perdonerete la lunga assenza, mi sono preso una pausa dal blog per studiare un pò e coltivare amicizie ormai da troppo tempo trascurate.
Torno con un post che nasce dall'indignazione per ciò che sospettavo, ma di cui oggi ho avuto la conferma:
vivo in un paese poco al di sopra di un paese del 3°mondo (per alcuni aspetti come le pari opportunità e la libertà di informazione ampiamente sotto, non lo dico io, ma gli studi internazionali sui due macrotemi).
E se si deve puntare il dito contro una stortura del nostro paese io accuso la burocratizzazione virale e invasiva, che rallenta e attanaglia ogni aspetto della vita pubblica del bel paese, con conseguenza spesso frustranti nel privato per ognuno di noi.
Ne sono la prova provata fin troppi episodi che toccano la quotidianità del cittadino (guardatevi una qualunque puntata delle iene) ... vi chiederete quindi: qual'è la novità?
La novità è che oggi a lezione di "TUTELA INTERNAZIONALE DEI DIRITTI UMANI" è emerso un dato piuttosto tragico: l'Italia è stato il paese con il maggior numero di condanne di fronte alla corte europea dei diritti dell'uomo FINO AL 2001 .. peggio della Russia di Putin, quella del caso Lytvinienko, da cui siamo stati superati solo di recente a causa della marea di casi ceceni presentati alla commissione.
Spero mi perdonerete la lunga assenza, mi sono preso una pausa dal blog per studiare un pò e coltivare amicizie ormai da troppo tempo trascurate.
Torno con un post che nasce dall'indignazione per ciò che sospettavo, ma di cui oggi ho avuto la conferma:
vivo in un paese poco al di sopra di un paese del 3°mondo (per alcuni aspetti come le pari opportunità e la libertà di informazione ampiamente sotto, non lo dico io, ma gli studi internazionali sui due macrotemi).
E se si deve puntare il dito contro una stortura del nostro paese io accuso la burocratizzazione virale e invasiva, che rallenta e attanaglia ogni aspetto della vita pubblica del bel paese, con conseguenza spesso frustranti nel privato per ognuno di noi.
Ne sono la prova provata fin troppi episodi che toccano la quotidianità del cittadino (guardatevi una qualunque puntata delle iene) ... vi chiederete quindi: qual'è la novità?
La novità è che oggi a lezione di "TUTELA INTERNAZIONALE DEI DIRITTI UMANI" è emerso un dato piuttosto tragico: l'Italia è stato il paese con il maggior numero di condanne di fronte alla corte europea dei diritti dell'uomo FINO AL 2001 .. peggio della Russia di Putin, quella del caso Lytvinienko, da cui siamo stati superati solo di recente a causa della marea di casi ceceni presentati alla commissione.
Io trovo scandalosi due aspetti: che l'Italia dia per l'ennesima volta una pessima immagine di sè agli occhi dell'Europa e del mondo e cosa ben più grave che la dia in un campo basilare come quello della tutela dei diritti umani.
Pensate alle ripercussioni sulla politica estera italiana, esempio stupido: l'Italia si è tanto battuta per la moratoria della pena di morte e la salvaguardia del diritto alla vita, salvo poi avere il maggior numero di condanne per violazione dei diritti umani... non è proprio una bella figura...
Vi chiederete, cos'ha mai fatto lo stato per subire un così elevato numero di condanne?
Beh non stupirà di certo sapere che la quasi totalità delle sentenze della corte di Strasburgo riguarda violazioni all'art.6 della Convenzione Europea per i diritti umani:
"Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente,
pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale
indipendente e imparziale, costituito per legge..."
Innanzitutto...
cosa significa termine ragionevole? La corte si è affrettata a chiarire questo punto, che prestava il fianco a troppe libertà interpreative.
Facendo una media ponderata della durata del processo nei vari paesi parti della convenzione il risultato è che un processo non dovrebbe durare più di 2 anni per i primi due gradi di giudizio, e un ulteriore anno per il 3° grado (dove presente, da noi c'è: la cassazione).
Apriti cielo!
I processi in Italia durano troppo. Tutti lo sanno e tutti ne discutono. Ma le cause dei tempi lunghi della giustizia non sono, come spesso si sente dire, i cavilli legislativi cui gli avvocati si appigliano o l’eccessivo garantismo del sistema. Sono invece, sempre secondo lo studio, molto più banali disfunzioni organizzative e logistiche. Ecco alcuni dati della ricerca: il 69,7 per cento dei processi presi in considerazione non si è concluso con una sentenza, ma è stato rinviato ad altra udienza. Di questi rinvii, il 2 per cento è dovuto al legittimo impedimento dell’imputato e il 3,3 per cento del difensore. Ben il 9,2 per cento è causato dall’assenza del giudice, mentre l’1,8 da problemi pratici (mancanza di un fascicolo, assenza dell’interprete, del trascrittore o dell’aula).Il 13,4 per cento dei processi è stato rimandato per omessa o irregolare notifica della citazione all’imputato, al difensore o alla parte offesa. A questo va aggiunta la percentuale dei rinvii dovuti a mancata o errata notifica a testimoni e periti: 9,6 per cento.
In Italia nel 2006 un processo penale è durato in media 240 giorni (meno di quello civile, per cui ne sono serviti ben 902).
Ma questa è solo una media!
Abbiamo dei casi eccellenti: il caso Circosta-Viola vs Italy presentato alla Corte Europea dei Diritti Umani riguarda un processo iniziato da 16 anni e non ancora andato oltre il primo grado di giudizio!
Come se non bastasse nel 2000, in un giorno, la procura di Benevento si è vista notificare ben 200 condanne dalla corte di Strasburgo per processi civili durati più di 6 anni!
Si era addirittura creato un business con gli avvocati della città che compravano la casa a Bruxelles per trascorrervi il week end a studiare i casi...
a cavallo del millenio si era in presenza di un vero e proprio "caso italiano", una valanga di condanne tutte in violazione dell'art.6, che oberavano di lavoro inutile la corte e costavano uno sproposito all'Italia, che doveva risarcire le vittime.
Immaginatevi l'imbarazzo del povero Vladimiro Zagrebelsky, giudice italiano alla corte, e lo stupore di Peer Lorenzen, presidente Danese della 3^ sezione, per lui questa è una cosa fuori da ogni norma se si pensa che in Danimarca un processo civile dura in media 10 giorni, mentre uno penale 30 giorni proprio ad andare male.
Non bastava il danno di immagine per il paese, non basta l'effettiva gravità di una situazione in cui una persona deve aspettare 16 anni per sapere se verrà condannato (solo in 1°grado sia chiaro)
tutto questo ha, come detto sopra, un costo per l'erario statale, foraggiato da noi poveri contribuenti (non siamo tutti valentino rossi):
il clou si ha avuto nel febbraio 2000, quando in un solo mese le sentenze di Strasburgo sono costate all'Italia 5 miliardi di lire, in un mese!!!
Cosa sia possibile fare? Questo non ve lo so dire, non sono un magistrato, nè il ministro della giustizia, nè un pezzo grosso della magistratura... è impressionante vedere quanto soffra il nostro paese, quanto sia ammalato di burocrazia, stroncato dalle lungaggini procedurali, vessato dai costi di un sistema che non perde occasione per inserire una persona in più nella pubblica amministrazione, uno stipendio statale in più, un ulteriore perdita di tempo e di denaro dei cittadini...
Viva l'Italia
Zaupa Matteo
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http://www.echr.coe.int/ECHR il sito della commissione con i dati menzionati
http://www.echr.coe.int/NR/rdonlyres/0D3304D1-F396-414A-A6C1-97B316F9753A/0/ItalianItalien.pdf il testo della convenzione
mercoledì 6 febbraio 2008
WOODY ALLEN
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« Ho smesso di fumare. Vivrò una settimana in più e in quella settimana pioverà a dirotto. »
« La vita è sostanzialmente tragica: ma qualche volta riesce ad essere meravigliosa. »
« Dio è morto, Marx è morto e anche io non mi sento tanto bene. »
« Ci sono due tipi di persone in questo mondo, i buoni e i cattivi. Il buono dorme meglio, ma il cattivo sembra godersi molto di più le ore diurne. »
« Non sono un atleta. Ho cattivi riflessi. Una volta sono stato investito da un'automobile spinta da due tizi. »
«Di tutti gli uomini famosi mai vissuti, quello che di più mi sarebbe piaciuto essere è Socrate. Non tanto perché era un grande pensatore, dato che io stesso sono noto per aver avuto delle pensate discretamente profonde, anche se le mie ruotano invariabilmente attorno a una hostess svedese e a delle manette. »
« Ho smesso di fumare. Vivrò una settimana in più e in quella settimana pioverà a dirotto. »
« La vita è sostanzialmente tragica: ma qualche volta riesce ad essere meravigliosa. »
« Dio è morto, Marx è morto e anche io non mi sento tanto bene. »
« Ci sono due tipi di persone in questo mondo, i buoni e i cattivi. Il buono dorme meglio, ma il cattivo sembra godersi molto di più le ore diurne. »
« Non sono un atleta. Ho cattivi riflessi. Una volta sono stato investito da un'automobile spinta da due tizi. »
«Di tutti gli uomini famosi mai vissuti, quello che di più mi sarebbe piaciuto essere è Socrate. Non tanto perché era un grande pensatore, dato che io stesso sono noto per aver avuto delle pensate discretamente profonde, anche se le mie ruotano invariabilmente attorno a una hostess svedese e a delle manette. »
martedì 5 febbraio 2008
BARACK OBAMA, L'AMERICA CHE SOGNO
Discorso Programmatico del Candidato Democratico per le Presidenziali USA 2008
Mi sono candidato alla presidenza perché sono convinto che abbiamo bisogno in America di un cambiamento radicale. Non solo l'alternanza del partito che sta dentro la Casa Bianca, ma un cambiamento che il popolo americano possa vedere nei fatti di tutti i giorni, che porti la speranza invece della paura, la giustizia invece dei privilegi, che cancelli le divisioni del passato e ci restituisca unità e fiducia nel futuro. Ho scommesso sul popolo, sulla sua ansia di cambiamento, sulla capacità di far emergere dal basso l’alternativa necessaria. Ed ho cominciato a mostrare già all’America come sarà questo cambiamento: abbiamo costruito un movimento di giovani e anziani, poveri e ricchi, neri e bianchi, latini, asiatici e americani di nascita. Abbiamo dimostrato già di poter unire il Paese in nome del cambiamento. Se i cittadini sceglieranno me, avranno un candidato democratico che non prenderà un centesimo dai lobbisti di Washington e dagli affaristi. Un candidato che non dice, come dicono i repubblicani, che i lobbisti sono parte del “sistema”, ma casomai che sono parte del “problema”. E quando sarò presidente, questi signori avranno finito di fissare l’agenda della Casa Bianca!
Dopo un’altra presidenza di un uomo chiamato George Bush, non basterà semplicemente riportare indietro le lancette dell’orologio, per tornare nel ventesimo secolo.
Come disse John Kennedy, "il mondo è cambiato, e le vecchie ricette non funzionano più; è tempo di soluzioni nuove e di una leadership di nuova generazione".
Sto correndo per la presidenza perché la gente che incontro in tutto il Paese non ne può più dei vecchi politici.
La scelta è tra passato e futuro.
Tra la speranza e una situazione economica in cui le famiglie sono costrette a mettere da parte desideri e aspirazioni, e i lavoratori americani hanno visto sparire le loro pensioni. Davvero, il “sogno americano” dovrebbe essere basato su qualcosa di più solido dell’attuale precarietà delle condizioni di vita e di lavoro. Nel breve termine, c’è bisogno di estendere lo stato sociale a chi ne è escluso. E sarebbe difficile fare questo scegliendo un candidato che ha votato per privilegiare le banche e il grande capitale rispetto agli americani che lavorano duramente! Ho lottato per la classe operaia durante tutta la mia vita politica.
E quando sarò presidente, gli imprenditori non potranno certo sbarazzarsi dei vostri salari e pensioni con un mano, mentre con l’altra si intascano extraprofitti e rendite!
Io promuoverò leggi severe sui fallimenti aziendali, che proteggano i lavoratori invece delle banche.
Stroncherò la truffa dei prestiti bancari a tassi d’interesse variabili, fatti apposta per strangolare il cittadino che ne ha bisogno.
Non ci servono candidati che sono impelagati negli affari finanziari tutti i santi giorni, ma chiedono un time-out perché devono correre per la presidenza!
Io metterò fine alla pratica di elargire favori fiscali alle imprese che trasferiscono i nostri posti di lavoro oltreoceano, e invece comincerò a trasferire risorse nelle tasche dei lavoratori!
Metterò fine ai tagli delle tasse per i benestanti, che non ne hanno bisogno e nemmeno l’avevano chiesto, e ridarò dignità agli operai americani e alla nostra economia.
Le tasse le taglierò per la classe lavoratrice, per chi ha solo la casa in cui abita, per gli anziani con le pensioni più basse: questa è la “sicurezza” come la intendo io!
Ed è tempo di mettere fine alla vergogna dell’impossibilità, per tante madri, di sostenere le spese per le cure mediche dei loro bambini.
Tutti gli americani hanno diritto all’assistenza medica, anche se economicamente non possono permettersela.
Ogni singolo americano ne ha diritto.
Sarà la prima cosa di cui mi occuperò da presidente degli Stati Uniti d’America.
E dirò basta alle scuole sovraffollate, ai salari da fame di molti insegnanti, all’impossibilità per gli studenti capaci di andare al college.
Dedicherò la mia presidenza alla causa dell’educazione, per assicurare uguali opportunità a tutti i bambini e ragazzi di questo Paese.
Garantendo presalari ed esenzioni dalle tasse universitarie a chi ha redditi bassi.
Ma anche convincendo le famiglie a seguire di più l’educazione dei figli, magari spegnendo la televisione e aprendo un libro insieme a loro!
Ci vuole una nuova leadership che permetta ai miei e vostri figli di crescere in un secolo in cui la nostra economia non dipenda più dal petrolio, la nostra politica estera non sia più ostaggio dei peggiori dittatori in giro per il mondo e il nostro pianeta non resti a lungo in questo momento di non ritorno.
Quando sarò presidente, non aspetterò un minuto a ridurre i consumi energetici e le emissioni inquinanti; e delle necessità dell’ecologia non andrò a parlare agli ambientalisti, ma agli industriali: riceverò pochi applausi, ma non m’interessa, perché è tempo di dire agli americani le cose come stanno veramente.
Mi batterò per le energie rinnovabili: per il solare e l’eolico.
Se siamo riusciti ad andare sulla luna, riusciremo anche in questo!
Possiamo ridurre le emissioni globali dell’80% entro il 2050, e possiamo guidare il mondo non nelle guerre ai paesi poveri, ma nella guerra all’inquinamento!
E darò una risposta a quella donna che mi ha detto che non riesce più a respirare da quando suo nipote è partito per l’Iraq, e a quel soldato che non ha ancora visto il suo bambino nato da poco, perché sta ancora combattendo laggiù.
Metterò fine alla mentalità secondo cui l’idea di sicurezza nazionale, per i democratici, è lasciar fare a Bush oppure fare come lui.
Basta coi muscoli, basta col motto “meglio essere forti avendo torto, che essere deboli avendo ragione”.
Dimostrerò che saremo forti proprio essendo giusti!
Ma come si fa a battere uno come John McCain, votando un candidato democratico che ha votato insieme a lui per la guerra in Iraq e che ha condiviso in tutto e per tutto la politica estera di Bush e Cheney?
Su questo argomento noi democratici dobbiamo mostrare il più chiaro, netto, duro contrasto con i repubblicani: e accadrà di sicuro, con me come candidato!
Io mi sono opposto a questa guerra fin dall’inizio, e non ho mai tentennato in questa opposizione. Appena sarò eletto presidente, annuncerò immediatamente il ritiro delle nostre truppe, e metterò fine a questa guerra.
E sfiderò il pregiudizio secondo cui si è deboli se si tratta con i nostri nemici: no, solo se si è forti lo si può fare.
E io lo farò.
Mi batterò inoltre per un mondo libero da armi nucleari.
E l’unica guerra che dichiarerò sarà quella alla fame e alla miseria di tanti popoli nel mondo!
Con me alla presidenza, restaureremo la nostra leadership morale ripudiando la tortura senza nessun equivoco.
Chiuderò Guantanamo; recupererò tutte le nostre leggi liberali e garantiste, portando la luce di quella giustizia ai prigionieri politici in tutto il mondo.
Le minacce del 21° secolo, contro cui l’America deve battersi, non riguardano solo il terrorismo ma le armi nucleari, le guerre, i genocidi, le malattie, l’inquinamento, la povertà.
Riprendiamoci il futuro, amici!
Stiamo dimostrando in questi giorni che questo grande cambiamento è possibile!
Ci sono politici che usano il patriottismo come un bastone e la religione come un’accetta: per colpire e dividere.
Ci sono politici che ci dicono cosa dobbiamo pensare, e pretendono di imporci la loro morale ristretta.
Che pensano che i giovani siano apatici, e gli fa molto comodo pensarlo.
Che i poveri non votino.
Che i bianchi non voretebbero per un candidato nero.
Che neri e latini non potrebbero stare insieme.
Ma noi democratici abbiamo sempre dato il nostro meglio superando queste divisioni, quando abbiamo chiamato tutti gli americani a un obiettivo comune, quando ci siamo mobilitati per scrivere il nostro futuro, e decidere come noi vogliamo che fosse!
Siamo il Paese della libertà, è vero: ma dobbiamo essere il Paese della libertà per tutti!
Siamo il Paese che ha rovesciato il fascismo e liberato l’Europa dalla tirannia!
Siamo il Paese di Jefferson, l’uomo che ha scritto quelle parole che stiamo ancora cercando di mettere in pratica: “tutti gli uomini sono nati EGUALI”.
E noi siamo chiamati a realizzare le promesse dei nostri più alti ideali.
Ecco quello che dobbiamo essere.
E che saremo.
E’ il momento di cambiare: dal basso, tutti insieme.
Ne abbiamo l’occasione storica: non lasciamocela sfuggire!
E ricordate: non c’è niente che sia impossibile, se lo vogliamo veramente.

Mi sono candidato alla presidenza perché sono convinto che abbiamo bisogno in America di un cambiamento radicale. Non solo l'alternanza del partito che sta dentro la Casa Bianca, ma un cambiamento che il popolo americano possa vedere nei fatti di tutti i giorni, che porti la speranza invece della paura, la giustizia invece dei privilegi, che cancelli le divisioni del passato e ci restituisca unità e fiducia nel futuro. Ho scommesso sul popolo, sulla sua ansia di cambiamento, sulla capacità di far emergere dal basso l’alternativa necessaria. Ed ho cominciato a mostrare già all’America come sarà questo cambiamento: abbiamo costruito un movimento di giovani e anziani, poveri e ricchi, neri e bianchi, latini, asiatici e americani di nascita. Abbiamo dimostrato già di poter unire il Paese in nome del cambiamento. Se i cittadini sceglieranno me, avranno un candidato democratico che non prenderà un centesimo dai lobbisti di Washington e dagli affaristi. Un candidato che non dice, come dicono i repubblicani, che i lobbisti sono parte del “sistema”, ma casomai che sono parte del “problema”. E quando sarò presidente, questi signori avranno finito di fissare l’agenda della Casa Bianca!Dopo un’altra presidenza di un uomo chiamato George Bush, non basterà semplicemente riportare indietro le lancette dell’orologio, per tornare nel ventesimo secolo.
Come disse John Kennedy, "il mondo è cambiato, e le vecchie ricette non funzionano più; è tempo di soluzioni nuove e di una leadership di nuova generazione".
Sto correndo per la presidenza perché la gente che incontro in tutto il Paese non ne può più dei vecchi politici.
La scelta è tra passato e futuro.
Tra la speranza e una situazione economica in cui le famiglie sono costrette a mettere da parte desideri e aspirazioni, e i lavoratori americani hanno visto sparire le loro pensioni. Davvero, il “sogno americano” dovrebbe essere basato su qualcosa di più solido dell’attuale precarietà delle condizioni di vita e di lavoro. Nel breve termine, c’è bisogno di estendere lo stato sociale a chi ne è escluso. E sarebbe difficile fare questo scegliendo un candidato che ha votato per privilegiare le banche e il grande capitale rispetto agli americani che lavorano duramente! Ho lottato per la classe operaia durante tutta la mia vita politica.
E quando sarò presidente, gli imprenditori non potranno certo sbarazzarsi dei vostri salari e pensioni con un mano, mentre con l’altra si intascano extraprofitti e rendite!
Io promuoverò leggi severe sui fallimenti aziendali, che proteggano i lavoratori invece delle banche.
Stroncherò la truffa dei prestiti bancari a tassi d’interesse variabili, fatti apposta per strangolare il cittadino che ne ha bisogno.
Non ci servono candidati che sono impelagati negli affari finanziari tutti i santi giorni, ma chiedono un time-out perché devono correre per la presidenza!
Io metterò fine alla pratica di elargire favori fiscali alle imprese che trasferiscono i nostri posti di lavoro oltreoceano, e invece comincerò a trasferire risorse nelle tasche dei lavoratori!
Metterò fine ai tagli delle tasse per i benestanti, che non ne hanno bisogno e nemmeno l’avevano chiesto, e ridarò dignità agli operai americani e alla nostra economia.
Le tasse le taglierò per la classe lavoratrice, per chi ha solo la casa in cui abita, per gli anziani con le pensioni più basse: questa è la “sicurezza” come la intendo io!
Ed è tempo di mettere fine alla vergogna dell’impossibilità, per tante madri, di sostenere le spese per le cure mediche dei loro bambini.
Tutti gli americani hanno diritto all’assistenza medica, anche se economicamente non possono permettersela.
Ogni singolo americano ne ha diritto.
Sarà la prima cosa di cui mi occuperò da presidente degli Stati Uniti d’America.
E dirò basta alle scuole sovraffollate, ai salari da fame di molti insegnanti, all’impossibilità per gli studenti capaci di andare al college.
Dedicherò la mia presidenza alla causa dell’educazione, per assicurare uguali opportunità a tutti i bambini e ragazzi di questo Paese.
Garantendo presalari ed esenzioni dalle tasse universitarie a chi ha redditi bassi.
Ma anche convincendo le famiglie a seguire di più l’educazione dei figli, magari spegnendo la televisione e aprendo un libro insieme a loro!
Ci vuole una nuova leadership che permetta ai miei e vostri figli di crescere in un secolo in cui la nostra economia non dipenda più dal petrolio, la nostra politica estera non sia più ostaggio dei peggiori dittatori in giro per il mondo e il nostro pianeta non resti a lungo in questo momento di non ritorno.
Quando sarò presidente, non aspetterò un minuto a ridurre i consumi energetici e le emissioni inquinanti; e delle necessità dell’ecologia non andrò a parlare agli ambientalisti, ma agli industriali: riceverò pochi applausi, ma non m’interessa, perché è tempo di dire agli americani le cose come stanno veramente.
Mi batterò per le energie rinnovabili: per il solare e l’eolico.
Se siamo riusciti ad andare sulla luna, riusciremo anche in questo!
Possiamo ridurre le emissioni globali dell’80% entro il 2050, e possiamo guidare il mondo non nelle guerre ai paesi poveri, ma nella guerra all’inquinamento!
E darò una risposta a quella donna che mi ha detto che non riesce più a respirare da quando suo nipote è partito per l’Iraq, e a quel soldato che non ha ancora visto il suo bambino nato da poco, perché sta ancora combattendo laggiù.
Metterò fine alla mentalità secondo cui l’idea di sicurezza nazionale, per i democratici, è lasciar fare a Bush oppure fare come lui.
Basta coi muscoli, basta col motto “meglio essere forti avendo torto, che essere deboli avendo ragione”.
Dimostrerò che saremo forti proprio essendo giusti!
Ma come si fa a battere uno come John McCain, votando un candidato democratico che ha votato insieme a lui per la guerra in Iraq e che ha condiviso in tutto e per tutto la politica estera di Bush e Cheney?
Su questo argomento noi democratici dobbiamo mostrare il più chiaro, netto, duro contrasto con i repubblicani: e accadrà di sicuro, con me come candidato!
Io mi sono opposto a questa guerra fin dall’inizio, e non ho mai tentennato in questa opposizione. Appena sarò eletto presidente, annuncerò immediatamente il ritiro delle nostre truppe, e metterò fine a questa guerra.
E sfiderò il pregiudizio secondo cui si è deboli se si tratta con i nostri nemici: no, solo se si è forti lo si può fare.
E io lo farò.
Mi batterò inoltre per un mondo libero da armi nucleari.
E l’unica guerra che dichiarerò sarà quella alla fame e alla miseria di tanti popoli nel mondo!
Con me alla presidenza, restaureremo la nostra leadership morale ripudiando la tortura senza nessun equivoco.
Chiuderò Guantanamo; recupererò tutte le nostre leggi liberali e garantiste, portando la luce di quella giustizia ai prigionieri politici in tutto il mondo.
Le minacce del 21° secolo, contro cui l’America deve battersi, non riguardano solo il terrorismo ma le armi nucleari, le guerre, i genocidi, le malattie, l’inquinamento, la povertà.
Riprendiamoci il futuro, amici!
Stiamo dimostrando in questi giorni che questo grande cambiamento è possibile!
Ci sono politici che usano il patriottismo come un bastone e la religione come un’accetta: per colpire e dividere.
Ci sono politici che ci dicono cosa dobbiamo pensare, e pretendono di imporci la loro morale ristretta.
Che pensano che i giovani siano apatici, e gli fa molto comodo pensarlo.
Che i poveri non votino.
Che i bianchi non voretebbero per un candidato nero.
Che neri e latini non potrebbero stare insieme.
Ma noi democratici abbiamo sempre dato il nostro meglio superando queste divisioni, quando abbiamo chiamato tutti gli americani a un obiettivo comune, quando ci siamo mobilitati per scrivere il nostro futuro, e decidere come noi vogliamo che fosse!
Siamo il Paese della libertà, è vero: ma dobbiamo essere il Paese della libertà per tutti!
Siamo il Paese che ha rovesciato il fascismo e liberato l’Europa dalla tirannia!
Siamo il Paese di Jefferson, l’uomo che ha scritto quelle parole che stiamo ancora cercando di mettere in pratica: “tutti gli uomini sono nati EGUALI”.
E noi siamo chiamati a realizzare le promesse dei nostri più alti ideali.
Ecco quello che dobbiamo essere.
E che saremo.
E’ il momento di cambiare: dal basso, tutti insieme.
Ne abbiamo l’occasione storica: non lasciamocela sfuggire!
E ricordate: non c’è niente che sia impossibile, se lo vogliamo veramente.

lunedì 4 febbraio 2008
BUSH AND CONDI
Mentre negli States si va verso il super martedì che di fatto deciderà il candidato democratico ( e probabilmente il nuovo mr.President ) vi propongo questa perla scovata nei meandri di youtube da giacomino...
Se a voi non fa ridere probabilmente SIE ci ha rovinato la vita e isolato dal mondo reale.
Altrimenti buon divertimento !!!
nota a margine: quando condi dice hu si deve leggere "who" non "you"
Se a voi non fa ridere probabilmente SIE ci ha rovinato la vita e isolato dal mondo reale.
Altrimenti buon divertimento !!!
nota a margine: quando condi dice hu si deve leggere "who" non "you"
IO SONO LEGGENDA
ALLORA COMINCIAMO SUBITO A DIRE CHE QUESTO FILM VINCE IL PREMIO COME FILM PIù ANGOSCIANTE DEL 2008
NON C'è UN MINUTO IN CUI NON SEI LI CON LA TENSIONE ADDOSSO.
DETTO QUESTO
LA SERATA TRASCORSA AL MULTI è STATA FRUTTO DI UN ERRORE MADORNALE: VISTO IL TRAILER DURANTE NON MI RICORDO QUALE FILM, SEMBRAVA UNA FIGATA, STO POVERO CRISTO RESTA DASOLO A NY, NON SI SA PERCHè NON SI SA PER COME, E ALLA FINE DA FUORI DI MATTO, INsOMMA SEMBRAVA 'NA BOMBA ! ED EFFETTIVAMENTE NON è MALACCIO COME FILM, SOLO CHE, MI RIPETO, NON C'è UN MINUTO TRANQUILLO, NON è UN THRILLER MA UN HORROR A TUTTI GLI EFFETTI...
RESTA COMUNQUE UN FILM STRA CONSIGLIATO, MAGARI NON PER DEBOLI DI CUORE...
BUONA VISIONE!
BUONA VISIONE!
voto: 7
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